Testosterone e rischio cardiovascolare nella Klinefelter: che cosa mostra lo studio danese
La terapia sostitutiva con testosterone è usata per trattare l’ipogonadismo, non come farmaco per prevenire infarto o ictus. Un grande studio basato sui registri danesi offre però dati rassicuranti sul rischio cardiovascolare, senza poter stabilire un rapporto di causa ed effetto.
Come è stato condotto lo studio
I ricercatori hanno analizzato i registri sanitari nazionali dal 1º gennaio 1994 al 31 dicembre 2022. Hanno identificato 950 uomini con sindrome di Klinefelter, dei quali 557 esposti alla terapia con testosterone, confrontandoli sia con uomini con Klinefelter non ancora trattati sia con 50.150 uomini della popolazione generale abbinati per età.
L’età mediana all’ingresso nel gruppo trattato era 31,1 anni e il follow-up mediano 12,9 anni. Gli eventi cardiovascolari maggiori comprendevano infarto, ictus o morte cardiovascolare.
Il risultato principale
L’incidenza complessiva degli eventi cardiovascolari maggiori era simile negli uomini trattati e non trattati: 5,3% contro 5,2%. L’hazard ratio aggiustato era 1,05, con un intervallo di confidenza da 0,73 a 1,52: il risultato non mostra un aumento statisticamente dimostrato, ma l’intervallo resta abbastanza ampio.
In questa coorte, la terapia con testosterone non era associata a una maggiore incidenza complessiva di infarto, ictus o morte cardiovascolare. Questo sostiene la sicurezza cardiovascolare osservata nel contesto studiato, ma non elimina la necessità di controlli individuali.
Che cosa significa il dato sulla mortalità
Nel gruppo trattato la mortalità per qualsiasi causa risultava inferiore rispetto al gruppo Klinefelter non trattato: hazard ratio aggiustato 0,56, pari a un’associazione con una riduzione relativa di circa il 44%. La mortalità del gruppo trattato non differiva in modo statisticamente significativo da quella della popolazione generale di confronto.
Non si può concludere che il testosterone abbia ridotto direttamente la mortalità. Chi riceve e segue una terapia può avere diagnosi più tempestiva, controlli più regolari, maggiore aderenza alle cure o caratteristiche cliniche diverse da chi non viene trattato. I registri non eliminano completamente questi fattori.
Un dettaglio importante sull’ictus
Per l’ictus, la stima aggiustata confrontando trattati e non trattati era 1,57, con intervallo di confidenza 0,98–2,52: non raggiungeva la significatività statistica, ma suggerisce incertezza e richiede altri dati. Il numero di singoli eventi era limitato e lo studio non è sufficiente per escludere piccoli aumenti o diminuzioni di rischio per ciascun esito.
Che cosa cambia nella pratica
Lo studio non giustifica l’inizio del testosterone per proteggere il cuore e non autorizza modifiche autonome della dose o della formulazione. La terapia resta indicata quando esiste una valutazione endocrinologica appropriata dell’ipogonadismo, con monitoraggio di sintomi, testosterone, emocromo o ematocrito e degli altri parametri ritenuti necessari dal medico.
Pressione, peso, circonferenza vita, glicemia e lipidi continuano a essere importanti: la terapia ormonale non sostituisce la prevenzione cardiovascolare generale né il trattamento degli altri fattori di rischio.
Fonti
- Chang S. e collaboratori, studio nazionale danese su testosterone, rischio cardiovascolare e mortalità — 1º febbraio 2025
- The Lancet Regional Health – Europe, DOI 10.1016/j.lanepe.2025.101230
- Linee guida della European Academy of Andrology sulla sindrome di Klinefelter — 2021
Informazione divulgativa aggiornata al 7 ottobre 2026. Non indica di iniziare, sospendere o modificare il testosterone e non sostituisce la valutazione dell’endocrinologo o del cardiologo.